Sceldoncùper

La scena si svolge nel parcheggio dell’Aeroporto di Bergamo, il settore per sosta lunga, scoperto, più o meno alle quattro del mattino. Stiamo camminando verso il Terminal con un trolley e due zaini. Un’automobile ci viene incontro. Quando è vicina, si ferma. Dal finestrino esce una testa dalla scarsa capigliatura con un paio d’occhialini tondi aggrappati alle orecchie.

Il tizio ci guarda appena e chiede: “Scusate, questo è il parcheggio scoperto?” Penso che stia scherzando. Guardo ostentatamente il cielo, come per controllare che sia al solito posto, poi gli dico: “Eh, scoperto è scoperto”. Dice grazie. Penso che sia un cretino. Sceldoncùper non capisce il sarcasmo e insiste: “Ma più avanti c’è posto?”
Ho voglia di rispondergli male. Faccio una pausa, mi chiedo se mi stia prendendo in giro o se stia dicendo sul serio. Poi gli dico “Non lo so”. E lui, deluso: “Ah”.
Noi abbiamo proseguito.

Non dimenticherò mai quella pettinatura che lo faceva tanto palla da tennis.
Spero si sia perso.

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