50 sfumature d’infrarosso: 3. L’indagine fantasma

Tempo fa m’è capitato di osservare alcune presunte fotografie di fantasmi pubblicate su un quotidiano locale. Era una di quelle notizie-tappabuco che appaiono d’estate, quando mancano notizie vere. Quelle strane foto erano state scattate nell’infrarosso, dentro un castello, da un gruppo di appassionati “acchiappafantasmi“.

Foto 1 – Golena San Massimo, Padova.

Venivano presentate come prova dell’esistenza di fenomeni spiritici. Si trattava invece di un banale effetto fotografico. La macchia lattiginosa che costituiva la presunta anomalia non era che la “scia” di qualcuno che era passato nell’inquadratura durante l’esposizione.

Mi è venuta l’idea, allora, di riprodurre il fenomeno e spiegarne passo passo il meccanismo in modo da poterlo riprodurre facilmente. E poi, sono scettico allegro e mi diverto a fare queste indagini.

I due articoli che precedono questo sono serviti a collocare l’esperimento in un contesto tecnico di base, spiegando i fondamenti della fotografia nell’infrarosso e la tecnica usata – la ricetta – per realizzare questi scatti. Oggi ci rilassiamo e vi racconto come è andata.

Foto 2 – Golena San Massimo, Padova

Dunque, nel Ghost Team c’era un addetto alla videocamera per documentare gli eventi, un essere (umano?) con lenzuolo per interpretare lo spirito e io, che ero quello bravo, con la fotocamera IR e tutto.

Il luogo, la struttura fortificata seminterrata della Golena San Massimo a Padova, era suggestivo. Le pareti in pietra, l’antichità e l’oscurità del luogo lo rendevano un ambiente perfetto per incontrare gli spettri [Foto 1, Foto 2]. La tecnica fotografica usata, come accennavo prima, è quella già spiegata nell’articolo precedente.

Ho cominciato con qualche test, usando una normale reflex non modificata (Nikon D90, obb. Tokina 12-24mm f4) cui è stato applicato un filtro aggiuntivo IR Cokin 89B (720nm). Al buio, per ottenere qualcosa, è stato necessario arrivare fino a tre minuti di esposizione, col fantasma fermo al centro dell’inquadratura e “illuminato” da un illuminatore a infrarossi.

  

Come si vede dal risultato [Foto 3, Foto 4: Il “fantasma” è fermo, fotografato con doppio filtro infrarosso], il disturbo digitale (la “neve” nell’immagine) è pesantissimo e le forme della muratura e del “fantasma” si indovinano appena. La combinazione del filtro IR-cut del sensore (che taglia le radiazioni infrarosse) con quello IR sull’obiettivo (che invece elimina la luce visibile) ha lasciato passare una banda estremamente ridotta di radiazioni rilevabili dalla fotocamera.

Foto 5 – Immagine test, al buio, senza filtri IR (e senza lenzuolo)

Scattando senza il filtro Cokin, quindi con la reflex normale “senza filtri”, ho potuto ottenere, invece, un risultato assai più leggibile, usando la luce visibile, anche se completamente al buio [Foto 5].

Prese le misure, per così dire, con la reflex normale, mi sono dedicato a quella modificata (Nikon D70 IR 720nm, ob. Tokina 12-24 f4). Ciò che ho ottenuto somiglia moltissimo alle fotografie “anomale” spacciate dai cacciatori di fantasmi.
Con qualche prova in più, sono anche riuscito a modulare la trasparenza ed il livello di “materializzazione” del fotogenico fantasma. È bastato chiedere al soggetto con lenzuolo di spostarsi più o meno rapidamente davanti all’otturatore aperto:

Foto 6 – “Cammina piano”

 

Foto 7 – “Cammina un po’ più veloce”

 

Foto 8 – “Ancora più veloce”

 

Foto 9 – “Adesso fai quattro passi, fermati, conta fino a cinque, poi prosegui”

 

Foto 10 – “Ora cammina rapidamente… stop… rimani lì… bene, abbiamo finito”

Come si vede, non è difficile avere fotografia perfettamente autentiche (ovvero, non manipolate) di uno spirito.

Con l’esperimento descritto in questa serie di articoli, un fenomeno che ad alcuni appariva anomalo e inspiegabile è stato prima spiegato tecnicamente e poi riprodotto applicando quella stessa tecnica.

Possiamo affermare che la scarsa conoscenza della fotografia ha fanno nascere fantasmi dove non c’erano. L’ipotesi soprannaturale sostenuta da sprovveduti ed improvvisati acchiappafantasmi manca di prove concrete. Del resto si fonda completamente sull’ipotesi che esistano spiriti in grado di vagare per il mondo. Ad oggi, tuttavia, manca qualsiasi fondamento a tale teoria. Per essere precisi, manca pure una teoria coerente su cosa dovrebbero essere tali “spiriti”.

Nel concreto, quando si svolgono indagini su argomenti “insoliti” – e non solo – è assolutamente indispensabile conoscere gli strumenti che si intende utilizzare e quali siano i loro limiti. Perché, impiegandoli per scopi non previsti, si ottengono anche risultati non previsti (ma spiegabilissimi).
Il rischio è , come in questo caso, di costruire teorie fantasmose, letteralmente castelli in aria, per spiegare fenomeni che, guardando meglio, sono soltanto sfumature di infrarosso.

*Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta il 24 giugno 2016 sul sito di una associazione. Torno a pubblicarlo qui in una versione leggermente riveduta e corretta.

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