50 sfumature d’infrarosso: 2. La ricetta spettrale

Un’intera categoria di foto “con fantasma” scattate all’infrarosso dai sedicenti “ghost hunters” presenta una specie di velatura chiara di forma più o meno definita (v. foto).

Si tratta di immagini che, tecnicamente, non sono più sofisticate delle doppie esposizioni che impressionavano il pubblico di cent’anni fa. Eppure riescono ancora oggi a turbare gli acchiappafantasmi, più o meno in buona fede, che riescono a vederci stranezze tali da supporre presenze spiritiche.

Sono evidenti le contraddizioni logiche. Per esempio, non c’è alcun motivo per il quale presunte entità invisibili e incorporee siano tuttavia visibili e corporee di fronte ad un’obiettivo fotografico.
La stessa esistenza di questi “spiriti” in realtà non è un fatto dimostrato. Vale a dire che, per spiegare le “anomalie fotografiche”, si ricorre a entità la cui esistenza sarebbe dimostrata esclusivamente proprio da quelle foto. Insomma, quelli nella fotografia sono fantasmi perché ho fatto la fotografia.

È come se cercassimo di dimostrare l’esistenza di Babbo Natale con l’apparizione dei regali sotto l’albero. Cioè, noi sappiamo che i regali ce li mette qualcuno. Allo stesso modo, anche per quelle fotografie, la spiegazione può esiste ed è assai semplice. La ricetta di oggi è proprio quella delle foto con fantasma.

Essendo una ricetta, come tutte le ricette bene educate, richiede alcuni ingredienti:

  • Una macchina fotografica modificata IR;
  • un treppiede (per tenere la macchina fotografica ferma);
  • un telecomando per fotografare evitando ogni vibrazione;
  • un luogo che crea l’atmosfera (il salone di un castello, un antico sotterraneo, una struttura fatiscente, casa mia…);
  • una torcia elettrica;
  • un amico dotato di lenzuolo di dimensioni regolamentari.

Useremo una reflex modificata per l’infrarosso perché è quella che generalmente usano gli acchiappafantasmi, ma si può ottenere un risultato molto simile anche con una fotocamera non modificata. Unico requisito indispensabile è poter impostare un tempo di esposizione lungo, tra 10 e 40 secondi o più.

Allora, raccolto il materiale, ci si reca in un luogo che abbia la giusta atmosfera da fantasmi. Funziona bene anche qualunque altro posto. Basta che sia buio abbastanza da poter usare tempi lunghi per lo scatto. Ma, in fondo, perché accontentarsi di un semplice tinello quando possiamo avere una cantina umida e tetra o addirittura le segrete di un castello medievale?

Ora scegliamo l’inquadratura. Un angolo suggestivo, magari con una porta o un passaggio da dove il fantasma possa fare il suo ingresso. Piazziamo la fotocamera sul treppiede e la impostiamo in manuale. Il diaframma abbastanza chiuso (f8 o f11) per avere sufficiente profondità di campo, gli ISO non oltre 400 e per la messa a fuoco (disabilitate l’autofocus!) la parete sul fondo.
Queste indicazioni sono indicative, eh. Ognuno poi si regoli a seconda delle condizioni di luce e delle caratteristiche dell’apparecchio.

Siamo pronti. Spegniamo la torcia elettrica ed esponiamo per circa 20 secondi la scena. Va usato un cavo per lo scatto remoto o un telecomando, per evitare qualsiasi vibrazione o movimento della macchina fotografica. Questo primo scatto non avrà alcuna “anomalia”. Ci serve per verificare le impostazioni ed eventualmente aggiustarle. E serve soprattutto per ottenere una immagine “pulita”, senza il fantasma, da usare successivamente per confronto.

A questo punto, entra in gioco il nostro amico lenzuolato (da ora, AL, che fa subito Odissea nella spazio). Il suo compito è passare nell’inquadratura lentamente, al buio, mentre l’esposizione è in corso. Muovendosi, il “fantasma” non rimarrà abbastanza a lungo in un punto per essere ripreso in modo definito. Il sensore registrerà la sua presenza come un alone semitrasparente che attraversa l’immagine. Lo sfondo, invece, sarà chiaro e definito come nell’immagine di prova.

Effettuando più scatti, con AL che passa più o meno velocemente, potremo ottenere una serie di immagini in cui l’alone sia più o meno solido e definito. Otterremo tante gradazioni di fantasma. Un sacco di sfumature d’infrarosso.

Tutto qui, la tecnica è questa. Tutto il resto è noia sperimentazione artistica. Possiamo far fermare il fantasma qualche secondo in un punto durante la passeggiata, ridurre o allungare il tempo d’esposizione, giocare sui colori, sui riflessi di oggetti metallici, addirittura con piccole luci da far balenare, o con lampade all’infrarosso, e così via.

Una sera di primavera, in un luogo antico e buio, anch’io ho giocato un po’ con questi effetti. Nel prossimo articolo vi racconto per filo e per segno come sono andate le cose.

*Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta il 10 giugno 2016 sul sito di una associazione. Torno a pubblicarlo qui in una versione leggermente riveduta e corretta.

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