50 sfumature d’infrarosso: 1. Gli spettri sensibili

© Aleks Falcone 2015. Delta del Po, infrarosso. 

Penso che uno dei misteri connessi all’esistenza dei fantasmi siano le attrezzature usate dai cercatori di fantasmi. Non è chiaro, infatti, per quale motivo essi ritengano possibile rilevare presunte “presenze” ultraterrene, non materiali, attraverso strumenti progettati per scopi decisamente più terreni.

In questa serie di tre articoli, per esempio, mi occuperò delle fotografie “all’infrarosso” che i gruppi di appassionati del paranormale usano, a loro dire, per immortalare i fantasmi.

Alla fine del percorso sarete in grado di realizzare perfette foto di spettri anche nel salotto di casa vostra.

Classificazione dell’infrarosso

Le macchine fotografiche sono progettate per produrre immagini di ciò che vediamo con i nostri occhi. Per questo, i sensori delle reflex digitali (come accadeva per le pellicole ai sali d’argento) sono progettati per essere sensibili soprattutto alla luce visibile. Che vuol dire?
L’arcobaleno che appare dopo un acquazzone è in realtà più esteso di quanto possiamo vedere. La luce che a noi sembra bianca è in realtà fatta di molte “luci” (onde elettromagnetiche) di colore diverso (di differente lunghezza d’onda) che viaggiano insieme. Quando attraversano le gocce d’acqua in sospensione – che si comportano come piccole lenti – queste luci sono deviate dal loro percorso rettilineo. I colori, però, hanno ciascuno il suo “peso”, e vengono deviati in una direzione leggermente diversa l’uno dall’altro. Così si separano e noi possiamo vederli uno per uno.
Però non tutti.

I nostri occhi percepiscono soltanto le radiazioni luminose comprese tra il violetto (lunghezza d’onda: 380 nm) ed il rosso (760 nm). Prima del violetto e dopo il rosso ci sono altre radiazioni che chiamiamo, con una gran botta di fantasia, ultravioletto e infrarosso.

I sensori delle reflex digitali riescono a “vedere” anche un po’ di queste radiazioni invisibili. E questa cosa non è un bene, perché interferiscono con i colori delle nostre fotografie. Siccome a nessuno piace ritrovarsi una foto di povera nonna con la carnagione di un preoccupante color melanzana, i produttori di fotocamere hanno aggiunto davanti al sensore un piccolo filtro trasparente (filtro “IR-cut”) che blocca tutte le frequenze indesiderate. Così solo l’arcobaleno raggiungerà le nostre fotografie. E il naturale colorito giallo di nonna è salvo.

A questo punto, se sono stato bravo a spiegarmi, avrete già capito che, se togliamo il filtro IR-cut dal sensore e lo sostituiamo con uno “IR”, che blocchi cioè la luce visibile lasciando passare solo le lunghezze d’onda infrarosse (per esempio quelle superiori a 720 nm), la nostra macchina fotografica produrrà immagini registrando solo quelle radiazioni (ed un po’ di rosso scuro). Il risultato saranno immagini sostanzialmente monocromatiche. Un sacco di sfumature di infrarosso.

© Aleks Falcone 2014. Foto “fantasma”. 

Una reflex così modificata è il tipo di strumento che i cosiddetti “cacciatori di fantasmi” utilizzano per scattare fotografie al buio. Tuttavia, come dicevo all’inizio, non si capisce per quale motivo i fantasmi, ammesso che esistano, debbano essere visibili in questo modo.

Ma c’è di più. Le immagini che essi mostrano come prove, possono in realtà essere riprodotte assai facilmente da chiunque sia in grado di maneggiare una fotocamera. Se volete sapere come, il prossimo articolo sarà dedicato proprio alla “ricetta” per realizzare perfette fotografie di fantasmi all’infrarosso.

 

*Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta il 27 maggio 2016 sul sito di una associazione. Torno a pubblicarlo qui in una versione leggermente riveduta e corretta. 

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