WordPress e l’alibi del “Keep It Simple”

Foto: www.rdnflorida.net

Gli informatici mediocri pretendono di potersi occupare di ogni ramo dell’informatica. La verità è che l’estrema specializzazione e la vastità di questo settore non consentono l’esistenza di tuttologi. Si supporrebbe che un professionista sia in grado di rendersene conto, ma i fatti mostrano che purtroppo non sempre è così.

Durante il 2016 ho assistito ad un esempio clamoroso in questo senso. C’è un informatico che incaricato della costruzione e manutenzione del sito web per conto di una associazione, senza però avere esperienze significative come webmaster su piattaforma WordPress. In questo ambito, io ho una certa competenza (uso WordPress da dodici anni), così è stata chiesta la mia assistenza. Ho accettato di buon grado.

Per qualche tempo le cose sono andate bene. Poi, le mie indicazioni hanno smesso di essere tenute in considerazione. Le modifiche che ho proposto, essenziamente con lo scopo di rendere i contenuti raggiungibili dai visitatori senza complesse ricerche, sono state ripetutamente ignorate. Con scuse poco consistenti.

“Le modifiche sulla Home Page non possiamo farle, altrimenti quando aggiorniamo il tema, ce le perdiamo.”
Ho ovviamente fatto presente che di solito si usa un Child Theme dove riportare le modifiche, in modo da poter aggiornare senza problemi il Parent. Anzi, avrebbe già dovuto esserci anche qui.
“Il Child Theme no, non risolve, perché i file da modificare non vengono copiati anche nel tema derivato e dovremmo comunque modificare il genitore.”
Se conoscete WordPress, sapete che questa cosa qui è falsa. Io suppongo che, chi ha pronunciato questa frase, semplicemente non ha mai usato un Child Theme WP in vita sua.

Poi c’è la risposta che ho ricevuto più spesso, prima di lasciare del tutto l’assistenza a quel sito e a quel webmaster improvvisato. La risposta che più mi ha dato la dimensione del dilettantismo. A proposito della possibilità di aggiungere un plugin che consenta i post con più autori, della creazione di Custom Post Type per gli eventi organizzati dall’associazione, del gestire gli articoli divisi in più post successivi e di altre simili piccoli problemi, diceva: “Poi diventa complicato da gestire. Seguo la filosofia del Keep it Simple and Stupid. Lo faccio semplice così funziona.”

Qui è usata una espressione, nota agli informatici, in modo del tutto improprio. Non so se per ignoranza del suo significato oppure come (pessima) spiegazione al posto di un più sincero e professionale “non lo so fare“.
L’espressione “Keep It Simple, Stupid” (mantienilo semplice, stupido!) è nata nell’ambito della programmazione, per ricordarsi di scrivere il codice nel modo più lineare possibile, così da facilitare la ricerca di errori, la manutenzione e l’aggiornamento del software. Nessun informatico serio si sognerebbe di deformarne il senso per giustificare il non voler aggiungere funzionalità ad un software (o ad un sito).

Se un visitatore arriva sul tuo sito web e trova in Home Page esclusivamente riferimenti ad eventi passati, va via. Punto. E questo è un problema serio. Specialmente se hai anche articoli potenzialmente interessanti che lasci nascosti e irraggiungibili ai potenziali lettori. La cosa che più fa incazzare è che si tratta di difetti che con WordPress è possibile correggere in modo semplice e in poco tempo. Certo, a patto di sapere dove mettere le mani. I Custom Post, i Child Theme e le centinaia di Plugin disponibili sono funzionalità e moduli aggiuntivi di WordPress che servono proprio a questo scopo. Se un webmaster si rifiuta di utilizzarle, non sta facendo un buon lavoro. E di sicuro non sa usare WordPress.

Come avviene per qualsiasi altra professione, il miglior servizio che un informatico può fornire al suo cliente è riconoscere il confine delle proprie competenze. Oltre quel confine, è necessaria una preparazione diversa. Chiedere consiglio ad altri specialisti.
L’alternativa è fornire un servizio scadente rischiando di gettare discredito su una intera categoria di professionisti. I custodi della nostra professione, siamo noi. Non serve a niente, poi, lamentarsi quando, presentato il preventivo per un sito ad una azienda ci viene risposto che “se lo sapevo che costava così tanto chiamavo mio nipote, che ci capisce di compiùte e in quatteqquattrotto me lo fa per cinquanta leuri“.

Eccheccazzo.

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