Il signore viola

Il soprabito che indossa è di quel colore. Viola come la Fiorentina. Quasi tutte le mattine è lì che passeggia, stessa ora, stessa via. Lo so perché lo vedo, quando parcheggio l’auto. Il signore viola è alto alto, magro, anziano. In testa ha un cappello da pescatore, di quelli con la visiera tutta intorno, grigio. Lo porta ben calcato in testa, e gli fa ombra sul viso. Infatti non si vede in faccia. Ha sempre un ombrello con sé, sottile, chiuso, legato e verde scuro.

Il signore viola passeggia piano, fa passi regolari, come chi va per andare, senza bisogno di arrivare presto. Si muove senza eccessi. Come se non sapesse d’esser viola, passeggia come un qualunque grigio. Però una mattina il signore viola ha attirato la mia attenzione.

Son lì che cerco un posto per la macchina e ne vedo uno comodo. Rallento per prepararmi alla manovra e mi accorgo che proprio lì c’è un signore fermo. Svagato, si guarda attorno. Vestito di viola, ma questo già lo sapete. Resta. Allora mi dico vabbè non importa e parcheggio dieci metri più avanti. Scendo dall’auto e m’incammino. Avvicinandomi, vedo il signore viola rivolto verso il muro. Mi sembra una posizione strana. Equivoca, perché sembra che… No, non sembra. La sta proprio facendo per strada.

Era una scena surreale. Hieronymus Bosch non c’entra molto, ma è quello che m’è venuto in mente allora. In pieno giorno, il distinto signore viola – call me Geronimo – stava bagnando il muro tra due macchine parcheggiate. Io camminavo nella sua direzione e non potevo fingere di non vederlo. Lui si sforzava di non voltarsi. Restava impassibile. Fissava davanti a sé. C’erano un mattone sbrecciato e una macchia di muschio. Faceva l’indifferente, con l’espressione imbarazzatissima. Per fortuna non ha fischiettato: non avrei retto. Le braccia tese a reggere il… beh, il suo coso… insomma, con le braccia in quella posizione non è che puoi simulare una telefonata a zia Nuvola-Che-Ride, no? L’ho superato. Lasciandolo dietro di me, mi sono chiesto adesso come si lava le mani.
Ho rivisto Geronimo il giorno dopo. Sono ancora in macchina e passo più o meno nello stesso posto, poco distante. Lui è rivolto verso il muro, in una posa inequivocabile, tra due auto ferme. Ormai è un eroe del nostro tempo: il simbolo universale della libertà d’evacuazione. Viola. Forse eh.

Non c’è niente da ridere.
Sarà l’istinto dell’attore, ma la prima cosa che mi è venuta in mente è stata chiedermi perché un uomo anziano abbia una tale urgenza di liberarsi da doverlo fare per strada. Mi sono immedesimato in Geronimo, il signore viola. Quali sono le sue condizioni di salute? Unendo i puntini tra le impellenze indifferibili e la passeggiata quotidiana, può venir fuori un qualche malanno cronico. Che so, neurologico, oppure degenerativo. Ma son cose di dottori e non ci metto becco. E se fossi al suo posto, come mi comporterei? Cosa potrebbe indurmi a compiere quel gesto così privato in strada, in pubblico?
Ma soprattutto se Geronimo incontrasse un conoscente, gli stringerebbe la mano?

‘Sta cosa delle mani sporche, mi ci sono fissato eh?

Insomma, Geronimo è un uomo reale. Non il personaggio immaginario di un racconto di fantasia, come questo. Probabilmente ha qualche disfunzione dovuta all’età. Forse preferirebbe restarsene a casa a farla nel suo bagno, oppure stare al bar con gli amici, qualunque altra cosa anziché camminare da solo. Forse i suoi amici non ci sono più, forse deve fare per forza movimento al mattino perché altrimenti gli fanno male le gambe, o gli si arresta la circolazione o l’evacuazione, che ne so.
E comunque non ci sono cessi pubblici intorno a casa sua. Quindi, no, non ci trovo niente da ridere.

Non che non veda  l’aspetto singolare, buffo, della faccenda. Geronimo il signore viola, è come uno di quei personaggi quasi astratti che gli autori infilano in racconti, lungometraggi, immagini. Quei personaggi senza nome che restano sullo sfondo. Che servono solo a soddisfare una intenzione simbolica o estetica dello scrittore o del regista. Oppure a suscitare il senso del ridicolo con un aneddoto inutile. Pensiamo sempre che quei personaggi in fondo non esistano realmente.

Geronimo, invece, esiste. Una esistenza che, osservata dal mio limitato punto di vista, è laterale, ignota, inutile, indifferente. E che invece dal punto di vista di chi lo conosce è ricca, significativa, indispensabile. Forse ci sono una moglie, dei figli, dei nipoti, fratelli e sorelle. Ci sono amici ancora vivi e ricordi di quelli andati via. Da qui, dove sono io, non si vede nulla. Solo Geronimo il signore viola che la fa sul muro.

Adesso non è più una figurina piatta sullo sfondo. Adesso ha assunto una consistenza tridimensionale. Concreta. E mi sta pure simpatico. Quando lo vedo, al mattino, ora mi interessa. Tutto grazie ad una pisciatina o due. Pensa quanto siamo futili, noi umani.

Però la mano non gliela stringerei.
Eh…

Lascia un commento