Pettegolezzi imbarazzanti

Ieri sera ho assistito alla commedia goldoniana “I pettegolezzi delle donne”. La compagnia Giorgio Totola era in scena sul palco dell’Arsenale, a Verona. Dico subito che la parte più divertente della serata sono stati i salaci commenti scambiati tra il pubblico.

La locandina dello spettacolo.
La locandina dello spettacolo.

L’adattamento presentato ieri sera era davvero, come dire, insipido. Sul clichè delle popolane che spettegolano gira un gioco degli equivoci banalissimo e talmente lineare che fin dalle prime scene si capisce tutto ciò che succederà nel resto della commedia. I momenti di vivacità del testo originale, che pure ci sono, qui sono stati silenziati, appiattendo tutto in uno schema freddo e noioso.

Penso che sia questo il motivo principale per cui il pubblico di ieri è parso tutto fuorché divertito. Risate poche o nessuna; giusto qualche sogghigno, mormorato in corrispondenza di due o tre battute. Anche gli applausi sono stati pochi, perfino quelli rituali che si fanno alla fine delle scene, erano poco convinti. Ho contato almeno due occasioni in cui sono scattati in ritardo: nessuno aveva capito che la scena era finita.

C’è da dire che la regia non ha aiutato gli attori. I dialoghi sono apparsi monotoni, senza evidenti cambi di tono o di velocità, con gli attori piazzati sulla scena come bambole dai movimenti meccanici.

La scena con le donne che si rimpallano il cappello di Lelio e quelle di Arlecchino che afferra al volo una moneta sono state le uniche a mostrare un po’ di vita. Decisamente troppo poco per una compagnia che ricordavo come una delle migliori di Verona.

Aggiungerei un cenno al breve monologo di Arlecchino: è stata forse la scena migliore, ma è stata recitata in modo tanto precipitoso da risultare a tratti incomprensibile.

Completamente assenti, ieri sera, le variazioni di luci che avrebbero potuto essere usate per sottolineare l’umore delle scene, rendendole meno statiche. Nulla di male, ma calare e aumentare la luminosità dei fari tra una scena e l’altra non basta. Specie se hai una scenografia fissa dall’inizio alla fine. Questa disattenzione riesce a rendere più pastoso il senso di noia.

In questo quadro non positivo, riesce difficile valutare la prestazione degli attori. Qualcuno ha mostrato qualche guizzo di creatività, come a far capire che avrebbe potuto fare di meglio. Per il resto, i personaggi sono stati interpretati in modo bidimensionale, senza spessore, poco convincenti.

Del tutto inaccettabile, per non dire irritante, poi, la scelta di un attore di presentarsi in scena con un paio di occhiali di fattura moderna. Gli spettacoli in costume si recitano sempre e invariabilmente senza occhiali, a meno che non facciano parte del personaggio: è una regola minima che nemmeno i gruppi parrocchiali mettono in discussione. In nessun caso è ammissibile questo genere di anacronismo.

Qualche sbavatura nel coordinamento tra il sottofondo musicale e le battute degli attori ha completato la serie delle cose che non sono andate bene. Non c’è molto più da dire.

Ricordavo allestimenti di ben altro livello per questa compagnia teatrale, con regie assai più attente ai dettagli e attori in vena. Peccato… Prima di ieri sera non ricordo di aver mai avuto la tentazione di andarmene via durante l’intervallo.
Mi dispiace, ma si tratta di uno spettacolo che decisamente non vale il prezzo del biglietto.

I Pettegolezzi delle donne

I Pettegolezzi delle donne
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