La storia di Annie la scura*.

Attenzione: contenuto esplicito. 

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Foto tratta da: http://lamarydiaries.weebly.com/

C’erano due ingressi. Uno passa all’interno di un negozio. L’altro è quel vicolo sulla sinistra, vedi? Passa in mezzo ai due palazzi e ti porta in un piccolo cortile sul retro. Uno spiazzo coperto di pietre, ciuffi d’erba e sporcizia. C’è una palizzata di legno alta un metro e mezzo che separa dalla casa accanto. Ci sono tre gradini di pietra. Annie stava proprio qui, quando la trovarono.

Aveva il viso e la lingua gonfi, la gola tagliata in profondità e un fazzoletto annodato intorno al collo. Annie aveva i denti perfetti ed il corpo mutilato in modo orrendo.

Annie aveva una carnagione chiara, gli occhi azzurri e capelli scurissimi. Per questo l’avevano soprannominata Annie la scura. Vendeva il suo corpo per vivere. Ma un tempo aveva anche provato la vita delle persone normali. Una vita con marito e dei figli e con tutte le speranze ancora in fila sul mobiletto dell’ingresso, vicino al vaso dei fiori.

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Foto tratta da: http://lamarydiaries.weebly.com/

In strada, invece, era tutto più freddo. Più sporco e tagliente. Una volta Amelia le chiese come si fosse procurata quel livido sulla tempia. Annie non rispose. Sono cose che capitano, quando non hai casa. Amelia era la sua unica amica.

Lo strumento utilizzato per tagliarle la gola è stato usato anche per l’addome. Dev’essere stato un coltello affilato, con la lama sottile e lunga almeno quindici venti centimetri. Poteva essere uno strumento da macellaio, ma usato con competenza da chirurgo.

Il papà di Annie faceva il maggiordomo e, quando sposò la mamma, Annie aveva già sei mesi. Poi arrivarono anche le sorelline ed un fratello, il più piccolo della famiglia. Tutto sommato, Annie aveva avuto una infanzia serena. Quando aveva 28 anni sposò John. John faceva il cocchiere e voleva bene ad Annie. Per un po’ vissero come una famiglia felice.

Non c’erano segni di lotta. La lingua fuoriusciva dalle labbra e c’erano lividi sulla tempia destra e sulla palpebra superiore. Quelli sulla mascella e sul mento erano recenti, mentre gli altri erano vecchi di qualche giorno. C’erano due contusioni sulla parte superiore del petto ed una abrasione sopra l’anulare, con i segni lasciati dagli anelli.

Vennero prima Emily e Georgina, poi, qualche anno dopo, arrivò Alfred che nacque con alcune malformazioni e fu presto affidato ad un istituto. Allontanarsi dal suo bambino fu per Annie quasi una muutilazione. Poi Emily morì di meningite. Annie scoprì che dopo un paio di birre il dolore non si sente più così tanto. E quando anche John la lasciò sola per dedicarsi all’alcool, le bastò bere un po’ di più per sopravvivere.

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Foto tratta da: http://lamarydiaries.weebly.com/

Annie era ammalata ai polmoni, forse tubercolosi. Ed aveva i segni della sifilide. Non aveva bevuto alcool nelle ore precedenti alla morte ed era gravemente denutrita. Il medico che la esaminò pensava che l’assassino l’avesse afferrata per il mento e poi avesse iniziato a tagliarle il collo da sinistra a destra. Molto probabilmente dopo averla imbavagliata per impedirle di gridare. Il viso gonfio e la lingua sporgente sono evidenti segni di soffocamento.
John continuò ad inviarle qualche soldo quasi ogni settimana. Annie faceva lavori all’uncinetto e vendeva fiori. Così riusciva ad andare avanti. Un giorno Amelia dovette abbracciare forte forte Annie che piangeva. Aveva appena saputo che John era morto. E anche se non si vedevano più da anni, era sempre il suo John. Annie non sapeva più dove fosse Georgina, si diceva che fosse andata lontano, forse in Francia. Non le era rimasto niente e nessuno. Annie abbracciò Amelia più forte.

L’addome era stato aperto completamente. L’intestino era stato estratto ed appoggiato sulla spalla del cadavere. Il taglio era stato effettuato con cura, evitando il retto. Dal bacino erano stati estratti l’utero, la porzione superiore della vagina e parte della vescica. Nessuno di questi organi fu ritrovato. Tutto il lavoro fu compiuto in meno di venti minuti.

Senza più l’aiuto di John, Annie cominciò a prostituirsi per pagarsi un letto nel dormitorio gestito da Tim. Annie ci teneva a dormire sempre al posto numero ventinove: lo sentiva un po’ suo, si sentiva un po’ a casa. Quella sera era già mezzanotte e Annie entrò nell’ufficio di Tim.

— Non ho abbastanza soldi per il letto — gli disse — ma il mio posto non darlo a nessuno. Faccio qualche soldo e torno fra poco.
— I soldi per la birra li sai trovare in fretta, per pagarmi l’affitto invece no, puttana ubriacona.
Ad Annie quel tono non faceva più alcun effetto. Era la cosa più vicina ad un rapporto umano nella sua vita. Si diceva avesse problemi di alcool, ma non beveva poi così tanto. Uscì dall’ufficio. Si voltò. Il guardiano di notte la sentì dire le ultime parole.
— Non preoccuparti, Tim, torno presto.

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Foto: Wikipedia

Annie possedeva un cappotto lungo fino alle ginocchia, una gonna nera, un corpetto nero e due sottovesti. Sotto la gonna, legata in vita con dei lacci, aveva una tasca. Nella tasca teneva un piccolo pettine e un pezzo di busta strappato con due pillole dentro. Sulla busta c’era il simbolo di un reggimento militare ed il timbro postale del 28 Agosto 1888, solo pochi giorni prima. L’indirizzo era sulla parte strappata, incomprensibile.

Annie indossava calze di lana a strisce rosse e bianche. Il fazzoletto al collo era bianco bordato di rosso; era piegato in due a formare un triangolo e annodato sul davanti.

Quella notte qualcuno vide Annie parlare con un uomo. Lui disse “Va bene?” e Annie rispose “Sì”. Un orologio suonò la mezz’ora dopo le cinque. Il corpo di Annie fu scoperto poco prima della sei. Nessuno sentì un lamento, non un grido.

Annie aveva quarantasette anni quando morì senza motivo. Il suo funerale avvenne di mattina presto, in segreto. C’erano solo alcuni parenti. Annie fu seppellita in una tomba comune. Oggi quella tomba non esiste più.

(*) Annie Chapman, 1841-1888

Nella stessa serie<< L’uomo delle Rose. Una storia vera*

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