Verona connection: i leghisti, gli appalti e la mafia
Fonte:
- http://www.veramente.org/wp/?p=2503
- http://www.veramente.org/wp/?p=2471
- http://www.veramente.org/wp/?p=2454
1.
I leghisti sono i politici degli appalti e delle tangenti tanto quanto lo erano i socialisti di Craxi. Per rendersene conto non serve andar lontano. Basta dare un’occhiata alla progettata (ed in parte già attuata) devastazione del territorio di Verona e provincia: opere colossali, autodromi, centri commerciali, trafori, autostrade cittadine, persino centrali nucleari.
Il tutto infischiandosene delle regole, del buon senso e delle proteste dei cittadini. Per gli amministratori leghisti il denaro da intascare e le connivenze col mondo degli appalti sono molto più importanti delle necessità e dei desideri della gente comune e del rispetto del proprio territorio.
Un articolo su Veramente.org prende come piccolo esempio della malagestione degli appalti i lavori in corso a Verona, in via del Pestrino. La strada, uno degli snodi viari più trafficati della città, è chiusa dallo scorso 20 giugno per lavori commissionati da Acque Veronesi: installazione di tubature. La chiusura andrà avanti fino al 31 agosto. Oltre due mesi di chiusura totale per lavori che non occupano più di una corsia e che si limitano alla posa di tubi.
La chiusura completa della strada è senza dubbio eccessiva (vogliamo dire incivile?) Prova ne è il fatto che automobili e ciclomotori continuano a transitare sulla parte della carreggiata libera dai lavori: automobilisti ed operai se ne infischiano dei divieti secondo collaudata abitudine locale.
Il senso della chiusura quale sarebbe, allora? In caso di incidenti, l’azienda appaltatrice è salva: c’erano i cartelli. Chi paga, al solito, sono le persone oneste. Quelle che osservano le regole e si fanno chilometri di deviazione e traffico.
Facciamo un passo avanti. A che servono (ed a chi) quei lavori?
I nuovi tubi sono il prologo di una lottizzazione devastante, quella denominata “Residence Santa Caterina“, che dietro il bel nome nasconde la cementificazione di quasi diciottomila metri quadrati (17.700, per la precisione) di territorio accanto all’Adige, con buona pace (eterna) dell’ecosistema sopravvissuto bene o male fino ad oggi.
2.
Ma la città, dirà qualcuno, deve pur crescere. Giusto, Verona sta crescendo. Ma lo sviluppo di questi anni leghisti somiglia più ad un cancro che ad altro. La parola d’ordine è diventata degrado. Gli arricchiti del malaffare “padano” avranno anche bisogno di un nuovo residence dove parcheggiare SUV e chiappe abbronzate, ma nel frattempo la città, il centro storico, diventa barbarico ricettacolo di criminalità, violenza e disagio sociale. Ed il sindaco se ne frega, interessato a rimuovere gli ostacoli (cittadini, associazioni, ecc.) alla realizzazione dei suoi piani di devastazione territoriale e ad appuntarsi una nuova medaglia a favore della propria personale carriera politica. Alla faccia degli idioti razzisti che l’hanno eletto.
Che importa se il preteso “decoro pubblico” s’è fermato alle contravvenzioni al tramezzino pubblicamente ingerito ed alle persecuzioni contro i pericolosi ragazzi armati di chitarra ed allegria. Che importa se la statale 11 è ancora zona controllata dagli sfruttatori di prostitute, se si allargano le aree di degrado (v. l’ex lanificio Tiberghien come le ex cartiere), se Verona, grazie alla dilettantesca amministrazione leghista, è diventata la prima città del Veneto per rapine (fonte Fiba-Cisl).
La politica dei leghisti per la sicurezza, ammesso che si possa definire “politica” un’accozzaglia di affermazioni razziste e manifestazioni d’ignoranza, come era prevedibile, è fallita. La recente idea di costruire un Centro di identificazione ed espulsione a Verona è l’emblema di questo fallimento leghista. Un centro di prigionia del genere, che non risolve nulla mentre crea ulteriori conflitti sociali, violenze e degrado, è l’ennesima sparata propagandistica di un’amministrazione incapace di gestire i soldi pubblici.
Tutto ciò in un quadro deplorevole nel quale aumentano tasse e costo dei servizi, acqua, luce, gas, rifiuti, trasporto pubblico. E nel quale la polizia locale è diventata uno strumento di repressione della vita sociale e di esazione di tributi impropri. Così si spiega l’aumento vertiginoso – raddoppiate – delle multe distribuite. Difficile sostenere al contrario che i veronesi siano diventati improvvisamente una massa di criminali urbani.
Il fatto è che l’Amministrazione Tosi sperpera da anni il denaro pubblico e deve procedere di rapina per rimpinguare le casse pubbliche. Allora si svendono i palazzi storici, si limitano i lavori necessari e diventano faraonici quelli inutili che però porteranno immediatamente denaro in cassa. Il contestato progetto del traforo è l’esempio più evidente. Denaro pubblico che sarà ripagato, una seconda volta, dagli stessi cittadini, cui sarà imposto un salato pedaggio alle aziende private cui il sindaco leghista ha svenduto quella parte del territorio, in cambio del proverbiale piatto di lenticchie.
Un progetto che va molto oltre l’idea iniziale di una soluzione alla viabilità cittadina: secondo il Governo si tratta di un raccordo viario tra l’Alto Adriatico ed il Centro Europa. Per questo arriveranno centinaia di milioni di euro (si parla di una spesa di 450 milioni), la città sarà sventrata, il territorio stravolto, e ci sarà un’autostrada a protare dentro Verona il traffico pesante che ora resta all’esterno. Non c’è che dire: una bella prospettiva per chi abita in zona.
Ora basta pensare che contemporaneamente l’ente lirico più importante d’Europa è sull’orlo del fallimento, o che collezioni preistoriche del Museo di Storia Naturale sono rovinate per la conservazione in locali inadatti e magazzini di fortuna, per avere un’idea dell’attenzione che il governo leghista dedica alla salvaguardia della cultura locale. C’è poco da scandalizzarsi, in fondo non s’è mai visto un leghista interessarsi di una qualche forma di cultura.
3.
Più facile consentire parcheggi e centri commerciali, grattacieli e uffici: appalti su appalti. Con la prospettiva di attirare sempre più traffico verso il centro cittadino. E non solo automobilistico. Ricordiamo il progettato raddoppio dell’inceneritore di Ca’ del Bue: un appalto da1 118 milioni di euro per portare l’impianto ad incenerire fino a cinquecento tonnellate di rifiuti al giorno. Una dimensione che supera le necessità del territorio in un settore da sempre interessante per le organizzazioni criminali. C’è più di un elemento in comune con la Palermo cementificata di Ciancimino e Riina.
La correlazione non è casuale. Dopo la recente scoperta delle infiltrazioni malavitose endemiche nelle opere pubbliche in Lombardia, non si può fare a meno di pensare che anche le grandi opere veronesi possano destare l’interesse della mafia. Quali controlli sono stati effettuati sulle società coinvolte? Il 13 luglio scorso, ben trecento persone sono state coinvolte nella retata contro la ‘ndrangheta lombarda, compresi imprenditori, politici ed amministratori. Il quadro descritto da questa operazione svela una criminalità ben radicata nel nord Italia con importanti legami politici. E non è una situazione isolata.
La camorra è coinvolta nell’inchiesta sull’eolico in Sardegna, quella della cosiddetta “P3″, insieme ad importanti esponenti della maggioranza di governo, compresi sottosegretari, capigruppo e senatori di primo piano come Marcello Dell’Utri, già condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. Appare un’inquietante scenario in cui le associazioni criminali sarebbero addirittura organiche ai partiti dell’attuale governo Berlusconi. In questo quadro è a maggior ragione necessario indagare sulle aziende ed i capitali in gioco per quanto riguarda le faraoniche opere pubbliche veronesi.
Verona non è mai stata un’isola felice, né, almeno negli ultimi anni, un esempio di buona amministrazione pubblica. La cronaca locale sempre più spesso s’occupa di mafia, le inchieste in corso e i beni malavitosi sequestrati nel veronese sono elementi concreti che raccontano una presenza mafiosa già radicata anche in questo territorio. E che la presenza della criminalità organizzata nelle grandi opere veronesi sia più di un semplice allarme teorico è confermato dall’attenzione prestata dalle forze dell’ordine e dalla procura a questo fenomeno criminale cui la politica dell’amministrazione leghista sta certamente semplificando le cose.


13 de December, 2011 at 18:22
Vi segnalo che ho utilizzato la Vostra foto sul mio Blog http://buonasicilia.blogspot.com/
Spero di poterla utilizzare.
Grazie e saluti.