La pinta

RisataFacile.it
Ieri sera (venerdì 4 febbraio) ho bevuto una pinta di birra analcolica. Tutto sommato mi aspettavo di peggio. Il sapore è lo stesso. Però mi sono accorto che mancava qualcosa. Quell’effetto dell’alcol che arriva puntuale quando bevo una birra, semplicemente, non c’era. La cosa più curiosa, però, è stata che per qualche minuto non l’ho notato. Al primo assaggio il mio cervello ha reagito come se fosse birra vera, come se ci fosse dell’alcol dentro.
Per pochi istanti ho subìto l’effetto alcolico di una bibita che alcol non ne contiene nemmeno un po’. E questo è avvenuto nonostante io sapessi benissimo che in quel bicchiere non ci fosse alcol. È avvenuto soltanto perché nella mia testa la birra è associata a quell’effetto.
Allora ho preso il libriccino nero degli appunti ed ho scritto:
Se ti aspetti qualche effetto da ciò che stai bevendo, proverai quell’effetto anche se non c’è.
Ho riletto la frase ed ho aggiunto appena sotto:
Anche se sai che non può esserci.
Non è un test scientifico, e nemmeno voglio spacciarlo come tale. È solo un appunto veloce che nella migliore delle ipotesi servirà ad aggiungere una battuta nel prossimo copione per il teatro. Però il principio del placebo, in effetti, funziona più o meno in questo modo:
La definizione del placebo più esauriente è probabilmente questa: «Placebo è ogni procedura deliberatamente attuata per ottenere un effetto o che, anche senza che se ne abbia nozione, svolge un’azione sul paziente o sul sintomo o sulla malattia, ma che oggettivamente è priva di ogni attività specifica nei confronti della condizione oggetto di trattamento. Tale procedura può essere attuata con o senza consapevolezza che si tratti di un placebo»
(Giorgio Dobrilla, Placebo e dintorni, Pensiero Scientifico Editore, 2004)
L’effetto placebo funziona anche quando il paziente sa gia’ che la pillola che sta per prendere non contiene alcun principio attivo.
(Il potere del placebo, Medicina in biblioteca, blog della biblioteca medica “Pinali”, Università di Padova)
Ora immagina…
Che cosa succederebbe se qualche medico o sedicente tale approfittasse di questo meccanismo per vendere finte medicine a guadagnarci tanti soldi senza fatica? Pensaci: tu riempi un sacco di boccettine di vetro con dell’acqua, poi stampi tante etichette con nomi in latino, che fa erudito, e ce le attacchi sopra. A questo punto ti metti a venderle sostenendo, per ognuno di quei nomi, che si tratti di questo o quell’estratto tutto naturale il quale guarisce questa o quella malattia.
Ricordati di vendere le tue boccettine d’acqua a caro prezzo, perché se costano poco gli acquirenti non ti credono.
Già, perché il punto è questo. Scopri con stupore che la gente non ti chiede cosa ci sia dentro. Al massimo ti viene a domandare quale “medicina”, e quanta, deve assumere per questo disturbo o quel talaltro malanno. Ti credono senza farsi domande. Le persone più stanno male, più sono disperate, e più sono disposte ad appigliarsi a qualunque speranza, anche la più improbabile.
Scopri che nemmeno devi preoccuparti dell’eventualità che, resisi conto che i tuoi preparati non funzionano, i tuoi clienti vengano a protestare o, addirittura chiedere indietro i soldi. Invece non se ne accorgono. Stanno ancora male, ma credono di star meglio bevendo qualche goccia della tua acqua. Semmai è colpa della dose sbagliata. Tornano per chiederti altri consigli. E per comprare altre boccettine.
E tu gliele vendi, mettendo a tacere quella flebile coscienza che pure tu resta. Con gli scrupoli ben nascosti sotto mucchi di denaro, non pensi alle conseguenze. E poi è solo un brutto raffreddore… che male vuoi che faccia? E poi chissenefrega se domani quel babbeo crepa di polmonite…
Adesso fermati un momento: che genere di persona si comporterebbe così? Tu lo faresti?
Se hai letto fin qui, forse hai già capito di cosa voglio parlare. Se è così, non dirlo ad alta voce: non tutti ci sono già arrivati e potresti rovinare la sorpresa agli altri lettori. Se invece fai parte di quel folto gruppo che ancora non l’ha indovinato, ti rivelo subito un altro dettaglio: i venditori di finte medicine esistono veramente, e pure le persone che credono di curarsi ed invece continuano a star male, a peggiorare ed a volte a morire.
Nel caso in cui tu sia ancora convinto che quanto ho scritto sia inverosimile, allora devo svegliarti: ti sbagli di grosso, e t’invito a continuare a leggere.
L’omeopatia
Mai sentito parlare di omeopatia? Si tratta di una parola che nasconde proprio questo traffico di rimedi fasulli per una lunghissima serie di malattie. Rimedi che non contengono assolutamente nulla: boccettine d’acqua o pilloline di zucchero senza nemmeno una molecola della sostanza annunciata dall’etichetta.
Questa pratica, evidentemente pericolosa per chi invece ha bisogno di curarsi davvero, purtroppo gode del supporto di grandi aziende multinazionali, irremovibili credenti e persino medici e farmacisti senza scrupoli (quando non sono scarsamente preparati, con buona pace della laurea che ammuffisce sul muro). La pubblicità concessa da giornali e altri media, grazie a giornalisti troppo spesso ignoranti, indifferenti (o entrambe le cose) in questioni scientifiche, completa il danno. Così spesso si tende ad associare ingannevolmente l’omeopatia ad una idea di medicina o di terapia. Nulla di più falso.
C’è un solo fatto scientificamente dimostrato ed accertato da centinaia di studi clinici: i rimedi omeopatici non hanno alcuna efficacia terapeutica.
Mentre scrivo (sabato 5 febbraio), è in corso una manifestazione mondiale di protesta contro l’omeopatia. L’evento si chiama “10:23 Homeopathy there’s nothing in it“, ovvero “Omeopatia, non c’è niente dentro“. Centinaia di persone in tutto il mondo eseguiranno un suicidio di massa. Esattamente alle 10:23 i volontari assumeranno fortissime dosi di “rimedi” omeopatici per dimostrare con un gesto tanto eclatante che… non c’è effetto alcuno. Perché a quell’ora? Il numero 10 elevato alla 23^, il numero di Avogadro, rappresenta la legge fisica che ci permette di stabilire con assoluta certezza che nei preparati omeopatici non c’è niente.
In Italia non ci sarà alcun “suicidio” omeopatico. Il CICAP ha scelto di evitare gesti tanto estremi, preferendo una comunicazione meno violenta, nel tentativo di fare informazione su questo argomento. Lunedì le redazioni online di Query, la rivista del CICAP, e di OggiScienza, web magazine di Sissa Medialab, pubblicheranno in modo coordinato una serie di articoli che si annunciano di elevato spessore scientifico.
L’iniziativa italiana, per ora solo annunciata, ha già tuttavia prodotto i primi effetti. Nel mondo dei sostenitori della pseudomedicina omeopatica, è già evidente una forte preoccupazione, espressa da violenti articoli scritti da omeopati che attaccano preventivamente la campagna di informazione sull’omeopatia. Hanno paura. Se qualcuno racconta in giro del traffico di boccette d’acqua, il venditore senza scrupoli si spaventa.
Bene, se hai seguito i link di approfondimento che ho sparso in questo testo, allora hai i mezzi per essere informato. Adesso la prossima volta che quel tuo conoscente ti spingerà a “curarti” con queste false cure, avrai argomenti solidi per rifiutare. E, chissà, magari sarai tu a guarirlo dall’omeopatia.
Nina
Ah, già, Nina. Ieri sera c’era pure lei, Nina, che crede all’omeopatia. Ha ascoltato la mia spiegazione fino in fondo, poi ha ribadito che secondo il suo punto di vista(?) l’omeopatia funziona e basta. La prova? Non ho appena detto che anche senza alcol, la birra fa effetto lo stesso? Come lo spiego?
Per la verità l’avevo appena fatto, ma non puoi raccontare ad un credente che Dio non esiste. Non ti crederà mai. Per non litigare, io ho preso un altro argomento e lei un’altra birra. Con alcol.
Per approfondire